
Cicerenella
Analisi filologica e organologica del capolavoro del Settecento napoletano
Nell'immenso panorama del patrimonio musicale partenopeo, "Cicerenella" (attribuita convenzionalmente al 1750 ca.) non rappresenta solo una delle tarantelle più celebri al mondo, ma costituisce un reperto di straordinario interesse per l'analisi delle strutture metriche e degli assetti organologici della Napoli borbonica.
Sebbene l’autore resti ignoto, il brano si configura come un perfetto esempio di canzone narrativa a accumulazione, capace di cristallizzare in musica la vita quotidiana, gli oggetti e le onomatopee di un'epoca.
Inquadramento Storico: La Napoli di metà Settecento
Intorno al 1750, Napoli era una delle capitali culturali d’Europa. "Cicerenella" emerge in un contesto in cui il confine tra la "musica colta" (quella dei quattro Conservatori) e la "musica di strada" era estremamente permeabile.
Il brano, pur mantenendo una struttura popolare, rivela una raffinatezza ritmica che ha permesso la sua sopravvivenza attraverso i secoli, venendo poi canonizzata nell'Ottocento da editori come Guglielmo Cottrau e, in tempi moderni, restituita alla sua dignità filologica dal Maestro Roberto De Simone.
Morfologia del testo e simbologia
Il testo di Cicerenella è costruito su una serie di strofe descrittive che ruotano attorno a un personaggio femminile centrale, archetipo della popolana napoletana. Ogni strofa aggiunge un tassello — un oggetto, un animale, una situazione — creando un affresco surreale e talvolta grottesco.
L’accumulazione: La struttura ripetitiva non è solo un espediente mnemonico, ma riflette una funzione rituale tipica delle danze di corteggiamento e di festa.
Il Vernacolo: L’uso del napoletano del XVIII secolo offre spunti glottologici preziosi, conservando termini e locuzioni che descrivono l'economia domestica del tempo.
Analisi Organologica: Dal Calascione alla Tammorra
Per uno specialista, l'interesse di "Cicerenella" risiede nell'esecuzione strumentale. Storicamente, il brano veniva eseguito con una compagine che rifletteva la stratificazione sociale della città:
Il Calascione: Lo strumento a corde per eccellenza della Napoli plebea, antenato del mandolino, che forniva il supporto armonico-ritmico.
La Tammorra: Il tamburo a cornice, essenziale per mantenere il tempo binario della tarantella, arricchito dai "ciciri" (i sonagli metallici).
Il Putipù e lo Scacciapensieri: Elementi onomatopeici che dialogano con il testo, enfatizzando il carattere ludico della composizione.
La riscoperta del XX Secolo: L’operazione NCCP
Non si può discutere di "Cicerenella" senza citare il lavoro della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Negli anni '70, attraverso una ricerca quasi archeologica, il gruppo ha spogliato il brano dalle eccessive "pulizie" melodiche del periodo romantico, restituendogli la sua asprezza originaria e quella polifonia vocale che ne caratterizzava le origini popolari.
Conclusione
"Cicerenella" non è una semplice filastrocca, ma un sistema semiotico complesso. Rappresenta la capacità della cultura napoletana di operare una sintesi tra il rigore della composizione barocca e l'energia primordiale del ritmo etnico. La sua datazione (1750 ca.) la pone al vertice di una transizione fondamentale, rendendola un punto di riferimento imprescindibile per ogni studio sulla etnomusicologia mediterranea.
https://youtu.be/ctXDJ6FCnK4
1750 ca - Cicerenella di anonimohttps://youtu.be/ctXDJ6FCnK4